CRIMINALITÀ IN AMAZZONIA:
IL CASO DEL PUEBLO INDIGENO KOFÁN SUL FRONTE COLOMBO-ECUATORIO DA UNA CRIMINOLOGIA DEL SUD
DOI:
https://doi.org/10.22409/619kpm08Abstract
La governance criminale in Amazzonia si esprime nella cosiddetta criminalità, convergenza di crimini e ordini sociali illegali che sono modalità di queste nuove sovranità condivise instaurate da attori armati, società di comodo, stati complici, governi e comunità cooptati che contribuiscono allo sfruttamento e al depredamento di risorse naturali strategiche per il capitale transnazionale che si scontra con i limiti degli ordinamenti giuridici nazionali e internazionali restrittivi. Da una prospettiva di criminologia del Sud del mondo, viene affrontato il fenomeno del confine legale, geografico e culturale che facilita l'espropriazione e il verificarsi di crimini contro la natura tra agenti statali, aziendali e sociali, legali o illegali. Dallo studio del caso del pueblo indigeno di Kofán, sono stati esaminati la portata e gli impatti della decolonizzazione legale, la sua efficacia nel contrasto e nella giurisdizione dei crimini ecologici, culturali e ambientali nella regione di confine tra Colombia ed Ecuador.